Mandala di Riso, intervista all’Arcivescovo Marco Arnolfo

Manca meno di una settimana alla realizzazione del Mandala di Riso “da Record” nel salone della Borsa Risi di Vercelli, che sarà visibile anche al pubblico il 23 e 24 Maggio 2015.

La preparazione di questo evento, che ha origine da un’idea di Livio Bourbon e che avviene in collaborazione con l’Associazione Strada del Riso Vercellese di Qualità, ha via via coinvolto persone,  scuole con allievi e insegnanti, aziende, enti e rappresentanti istituzionali. Intere comunità locali e nel mondo. Buona parte di loro li avete conosciuti attraverso questo ciclo di interviste realizzate da Esplora&Gusta, il media partner del Mandala di Riso, uscite anche sul Giornale La Sesia di Vercelli.

Anche l’Arcivescovo di Vercelli, Marco Arnolfo, si è avvicinato al Mandala di Riso sin dalla prima realizzazione avvenuta alla Fiera in Campo presso Vercelli Fiere, e si è interessato ai significati che porta con sé quest’opera.

Di seguito la sua intervista, con la prospettiva della Chiesa locale sull’argomento.

Marco Arnolfo, Arcivescovo di Vercelli, davanti al Mandala di Riso

Marco Arnolfo, Arcivescovo di Vercelli, davanti al Mandala di Riso

Il Mandala di riso, dal sanscrito “cerchio con un punto centrale”, è una forma religiosa estetica dell’antica tradizione buddista utilizzata come strumento di meditazione, fonte di saggezza e coscienza. La sua reinterpretazione nella riproduzione del Rosone della basilica Sant’Andrea di Vercelli potrebbe avvicinare diverse religioni in favore dell’arte e della percezione del Divino? In quale modo, secondo Lei, il Mandala può aiutare lo scambio interreligioso?

Soffermarsi sui significati più profondi dei simboli religiosi è importante, perchè ci aiuta a porci le grandi domande dell’esistenza e a cercare Dio. Purchè però lo si faccia seriamente, con onestà e assunzione di responsabilità. La ricerca del silenzio, del raccoglimento, della meditazione personale è un elemento comune in tutte le religioni, e fortemente presente, evidentemente, nel cristianesimo. In questo senso il Mandala può essere utile per richiamare all’importanza della ricerca spirituale e religiosa, alla necessità di custodire uno spazio per ciò che va oltre, che ci trascende. Ricordo però che mentre per i cristiani l’orientamento è a un’ altra Persona, a Dio, a Gesù Cristo che è vero Dio e vero Uomo, nel buddismo e dunque nei suoi simboli religiosi, il riferimento non è propriamente a un Dio trascendente, Altro…

Lo scambio interreligioso sarà possibile dunque nella consapevolezza di tali differenze, che non escludono però la comunanza preziosa di valori etici e spirituali.

Il Mandala, con la sua forma ipnotica, come sostengono in Oriente, può favorirci a raggiungere il nostro centro, dal quale siamo spesso distratti, ricordandoci di ascoltare di più i nostri bisogni spirituali. E’ un concetto che può restare valido anche per il Cristianesimo?

Certamente, da sempre coltivato con la preghiera, con l’ascesi, con la cura dell’interiorità e della dimora dell’Amore di Dio nel nostro cuore. Nel Cristianesimo, il cammino di fede implica proprio un approfondimento della relazione con Dio, che non può che abitare e crescere nel luogo più intimo della nostra persona.

Secondo le filosofie orientali, il Mandala si può considerare come un aiuto per entrare in armonia con la natura, con il cosmo e quindi con il trascendente, scopo della vita umana. In cosa si discosta o avvicina questa visione dalla religione cristiana?

La creazione è buona, secondo la fede cristiana, perchè è un dono di Dio, dono fatto all’uomo perchè la abitasse e la custodisse… Tutto nel creato, secondo uno sguardo di fede, è testimonianza, simbolo dell’Amore di Dio. Al tempo stesso l’anelito del cristiano è di congiungersi al suo Dio, di gustare l’Abbraccio di Gesù Cristo: è l’incontro personale con Lui la grande chiamata, che non si esaurisce dunque nel gusto dell’armonia con la natura, anche se sicuramente non la esclude.

Ci è stata confermata la Sua presenza alla presentazione del grande Mandala di Riso che verrà preparato il 23 e 24 Maggio prossimi in Borsa Risi a Vercelli. Quali valori della Chiesa Cattolica ritrova in questa iniziativa? Quali valori è in grado di promuovere?

Manifesterò volentieri l’apprezzamento per il lavoro compiuto, per la numerosa partecipazione di giovani studenti, per il richiamo a valori importanti come il raccoglimento, la trascendenza, e soprattutto la pace: le religioni devono sempre più donare all’umanità – oggi così ferita dall’odio e dalla mercificazione – il loro messaggio profondo di pace e di difesa del valore di ogni essere umano.

Il progetto “Mandala di Riso – Dal risone al rosone” si inserisce sui temi portanti dell’Esposizione Universale 2015 di Milano. “Nutrire il pianeta”, in particolare, è un argomento su cui la Chiesa Cattolica è particolarmente sensibile. La Diocesi di Vercelli è impegnata anche direttamente, in Africa, in alcune missioni. Dove e in quali attività, per la precisione? Quanti sono i missionari e cosa fanno?

Ricorderei in particolare la Missione in Mozambico, della quale il 23 Febbraio abbiamo festeggiato i 15 anni dalla fondazione: è stata infatti aperta nel 2000, l’ anno del Giubileo, che la Diocesi ha voluto celebrare con questa nuova presenza in Africa, dopo una lunga permanenza ad Isiolo in Kenya.

Dopo la prima missione di Maimelane é stato aperta la missione di Inhassoro, la scuola professionale, gli asili, la casa per gli orfani, i collegi per gli studenti. E’ stata anche costruita la chiesa dedicata a S. Eusebio. Ciò che è più importante è però che si è edificata una ricca e vivace comunità di giovani adulti, incontrati bambini 15 anni fa.

Nella Missione di Maimelane, dove per tanti anni si è impegnato don Carlo Donisotti, ora si è inserito un missionario della Diocesi di Ivrea. Ad Inhassoro sono rimasti don Pio Bono e Caterina Fassio, in attesa di “rinforzi” perché le attivitá sono tante e il numero dei fedeli è in aumento.

Il Mandala di riso è un progetto che si collega anche all’arte, quella sacra visto che rappresenta il rosone della basilica di Sant’Andrea. La Diocesi di Vercelli è ricca di edifici sacri che hanno grande rilevanza storica e artistica, ma anche luoghi che non sono strettamente di culto come, ad esempio, il Museo del Tesoro del Duomo. Ritiene che questi luoghi e monumenti possano contribuire ad avvicinare alla Chiesa Cattolica anche chi oggi è meno sensibile ai suoi valori? Quali sono le iniziative degli uffici diocesani per promuovere i suoi beni culturali?

I luoghi sono un segno importante della fede, e al tempo stesso sono una testimonianza della grande dignità dell’uomo, della sua intelligenza, della sua capacità artistica e di cura della terra che a lui è stata affidata. Su questa linea la bellezza degli edifici, il loro spessore storico e artistico, soprattutto quando trasudano della preghiera e della supplica di tanti uomini, sono vie privilegiate per accostarsi a Dio. Dunque ben venga la valorizzazione dei beni culturali e artistici della Diocesi, purchè sempre sia forte il richiamo alla trascendenza, alla ricerca spirituale, all’Unico che può davvero appagare il cuore e pacificare l’inquietudine dell’uomo.

Ritengo siano da incoraggiare le iniziative che collegano i beni artistici ecclesiali con le istanze, le esigenze e i linguaggi della contemporaneità. In questo senso certo il Museo del Duomo, ma anche alcune recenti allestimenti di arte – anche contemporanea- promossi dall’Ufficio beni culturali rappresentano esperienze interessanti per la città, per la cultura e per la ricerca esistenziale e spirituale.

Author: Piero Rigolone

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